Ostinatamente
Cosa succede quando entri in un gruppo di lettura senza conoscere nessuno
In un periodo storico dove tutti parlano con l’intelligenza artificiale, io ho cercato un gruppo di esseri umani con cui parlare di libri, nella città in cui vivo da alcuni anni ma con cui parlo poco.
È bastato parlarne con una conoscente: lei, entusiasta, mi ha presentato una libraia che ha inserito il mio numero in un gruppo WhatsApp e mi sono trovato dentro un gruppo di lettura.
Invio un messaggio di presentazione e chiedo l’ora del prossimo incontro.
Giovedì alle ore 20. Non conosco nessuno, perché la ragazza che mi ha sponsorizzato è assente. Entro in libreria qualche minuto prima - detesto arrivare in ritardo - e la proprietaria mi stringe la mano e mi spiega che l’incontro non si terrà lì, ma in un locale, durante una cena. Mi guarda con dei grandi occhi neri e mi invita a seguirli. Si offre anche di darmi un passaggio, che però non mi serve. Vorrei dirle che avevo già cenato, ma in realtà non mi creo problemi a cenare nuovamente - perché la scortesia non va d’accordo con il cibo, direbbe mia nonna.
Conosco già il posto: si chiama Osti Nati, si mangia bene e c’è dell’ottimo vino. Stringo le mani ai presenti, alcuni sembrano contenti di vedere una faccia nuova. L’età è varia, sono quasi tutte donne.
Prendiamo posto e iniziano le presentazioni. Il tono è cordiale, gran parte di loro sono insegnanti. Confesso alla mia vicina di posto che io sarei una voce fuori dal coro: faccio un lavoro fatto di codici.
Il protagonista della serata è L'idiota di famiglia di Dario Ferrari, un titolo che contiene già tutto il romanzo - rimanda all'Idiota di Dostoevskij, in cui l'"idiota" non è uno sciocco ma chi non riesce ad adattarsi alle aspettative del proprio ambiente. Igor è un traduttore che fa della sparizione una cifra esistenziale, il padre è un personaggio comico e commovente insieme, e la demenza che lo riduce a una sola parola - "faccia ri buffazzi" - ha qualcosa di crudele e perfetto. Ferrari abita una stanza che la letteratura tende a evitare: la perdita di sé, e la fatica concreta, fisica, del lavoro di cura. Quando arriva il mio turno mi metto a favore di pubblico e dico che per me la cura è un atto di resistenza, e per un momento la conversazione si ferma su quella frase. La domanda che il libro lascia aperta è: chi è davvero l'idiota? Non chi non capisce, ma chi continua ostinatamente a credere che la bellezza abbia un senso, anche quando non ce l'ha.
Durante la cena mi diverto come poche volte. Parliamo del libro, di letteratura, di cultura varia. Intorno a me tanta ironia di persone che hanno voglia di esprimersi. Escono fuori delle parole che si incastonano nelle pareti della mente.
Due ore prima erano sconosciuti. Adesso no. o almeno, non del tutto. I libri fanno anche questo.


