Rullino
Istantanee di una terra che resiste
Osservo un turista che aspetta l’aliscafo senza una pensilina che lo copra dal sole: è alto, indossa una canotta rossa di una squadra di pallacanestro. Vicino a lui c’è un uomo che lecca un gelato e tiene per mano una ragazzina bionda che fotografa il mare.
Una transenna piegata segna la fine di un marciapiede che doveva diventare una cosa, tre anni fa. Nessuno la sposta, è diventata parte del paesaggio, come uno scoglio.
Due vecchi giocano a carte fuori da un bar che ogni volta che ci passo sembra chiuso. Non conosco i loro nomi ma li saluto e loro salutano me.
Il pescatore che ripara la rete sembra di buon umore, ha la sigaretta tra i denti e mi saluta con un cenno di testa. Nemmeno lui conosce il mio nome ma ogni tanto mi vede passare con la bici e dunque ormai c’è confidenza.
La saracinesca del barbiere è aperta a metà, chiusa per pausa pranzo, ma dentro c’è ancora Nino che taglia i capelli.
La signora Caterina innaffia i fiori sul balcone alle sette di sera, in canottiera, e si lamenta di come il caldo le rovini i fiori. “Cavuru curnutu!” impreca.
Una coppia di turisti commenta i piatti del menù fuori al ristorante. “Diciotto euro la pasta alla norma è un buon prezzo”, dice uno dei due. Cento metri più in là, la stessa pasta la pagherebbero la metà.
Il sole cala piano, sembra incastonarsi tra le isole. Faccio una fotografia, l’ennesima che sta nel mio rullino. Un’altra immagine che racconta la mia terra.


